E' vero, siamo di passaggio, ma non varrebbe la< pena ogni tanto fermarsi un po'?















(Immagini scattate da metà ottobre a ieri, 18 novembre.)
Il testo che segue è frutto di una ricerca da me effettuata ma con l’ausilio di molti testi consultati di vari autori. Preciso quindi che non è “tutta farina del mio sacco”. Le immagini fotografiche, invece, sono frutto della sottoscritta.

E in effetti l' oca selvatica è un migratore, il cui arrivo segna a sud l' inizio della stagione temperata e a nord quello della stagione più clemente. Sempre, comunque, di buon auspicio. D' altronde, fra i tre volatili-fratelli che più spesso ricorrono nel folklore e nelle leggende, magari scambiandosi attributi e connotazioni ( l' oca, l' anatra, il cigno ), l' oca è senza dubbio la più addomesticabile, la più vicina all' uomo, forse anche la più simpatica. Ma, se lascia facilmente le sue abitudini migratorie e si addomestica diventando animale da cortile, conserva comunque una sua fierezza : è noto che con lei non ci si possono permettere soverchie confidenze, e che ha spesso un caratteraccio ombroso, aggressivo e vendicativo ( Donald Duck insegni ). La tensione creata da questa sua domesticità e questa indole ha forse fatto sì che il folklore guardi ad essa come uno dei suoi oggetti preferiti : e popola difatti le fiabe, dal Perrault che ha intitolato i suoi racconti più famosi Contes de mamère l' Oie sino alla Regina Piedoca, alla guardiana d' oche di Grimm che il Bettelheim ha voluto leggere in chiave psicanalitica e via dicendo. Questo caratteristico misto di potere arcano e di caratteri quotidiani distingue la vita dell' oca come animale simbolico fino dall' antichità. Presso gli Egizi, l' oca era fra i volatili "da cortile" più comuni - e difatti lo stesso cigno, che fra essi ha significato cosmicamente più intenso, è detto comunque "oca del Nilo" - ma al tempo stesso, forse per il candore delle sue piume, forse per la consuetudine di migrare verso nord all' inizio della stagione calda, la si definisce "figlio di re", cioè, nella pratica, se ne fa il simbolo geroglifico del ka del faraone, qualcosa che - con approssimazione grossolana - potremmo anche definire la sua "anima". Tale traduzione è rozza : ma la si può adottare per sottolineare una volta di più come al candido uccello migratore, che oltretutto possiede indifferentemente le tre aree cosmiche del cielo, della terra, e dell' acqua ( in quanto è volatore, nuotatore e camminatore altrettanto robusto ), si attribuiscano caratteristiche di conduttore d' anime, di guida verso l' Aldilà. 



L' associazione dell' oca con gli Inferi, la fonte e la caverna richiama ancora una volta a un tessuto mantico e psicagogico dell' animale, che - date le presenze di Giunone e di Proserpina - si tinge di significati metroaci. Nonostante il cortile che spesso la ospita, l' oca non ha quindi del tutto perduto il suo mistero. Non a caso, è popolarmente il "gioco dell' oca" quella sorta di oscuro percorso labirintico che si supera a colpi degli oggetti che sono per eccellenza simbolo del destino, i dadi. Una sorta di viaggio verso la fortuna.








I bambini, nella maggior parte dei casi, percepiscono l’ombra come una compagna di giochi. E cosa accade di strano dunque nei disegni di alcuni bambini? Accade che l’ombra, che nella realtà è scura e monocromatica, acquista dei colori nelle loro rappresentazioni, ed insieme al colore, acquista anche emozioni, atteggiamenti e a volte comportamenti, in maniera tale che diventa spesso difficile distinguere nei disegni qual è l’ombra e qual è il bambino che la proietta.
Questo non sembra accadere invece nei bambini che disegnano la propria ombra più fedelmente alla realtà, ovvero scura e monocromatica. In questo caso l’ombra rispecchia totalmente le movenze del bambino che la proietta, il quale, è invece dotato di colori e questo dimostra già dai primi anni, un simbolo di vita e di dinamismo. 


Una delle prime cose cui l’uomo primitivo prestò attenzione fu il cielo:

Segni di un ‘qualcosa’ di misterioso a seconda dei casi, ogni civiltà le ha interpretate a suo modo, sia in Occidente che in Oriente, e tracce del loro significato si trovano ovunque. 



Il rapporto uomo-animale ha da sempre connotazioni svariate, l'animale serve all'uomo per nutrirsi come fonte diretta di cibo, per aiutarlo a procurarsi il cibo (nella caccia), può essere una fonte di pericolo, quindi un essere che si teme, da cui difendersi, o al contrario una fonte di compagnia, di affetto, di aiuto (cani da salvataggio, per i ciechi, anti-droga, ecc.) o un essere da sacrificare agli dei (nel passato), o da sacrificare per la scienza, nel presente. 



Per dare una risposta a questi interrogativi non basta conoscere il nostro profilo psicologico, la nostra storia di uomini, il catalogo delle pulsioni che ci animano, in altri termini apprestarsi ad un'indagine sulla specie Homo sapiens partendo da una concezione autarchica dell'umanità. Così facendo arriveremmo a conoscere solo in minima parte e in maniera approssimativa questo fenomeno, come parimenti accadrebbe se ritenessimo sufficiente la conoscenza dell'etologia animale per definire il tipo di rapporto che si viene a instaurare tra l'uomo e l'animale indagato.
Per capire fino in fondo questa relazione, il modo o i modi in cui si articola, le valenze, i rischi e le opportunità, per dare una spiegazione a questo bisogno profondo che l'uomo ha di interagire con le altre specie, è necessaria un'analisi ad hoc. Non si tratta infatti di eleggere l'animale a oggetto di studio, ma di soffermarsi sul rapporto, cioè sui numerosi piani di interfaccia del partner umano e animale, partendo proprio dai livelli di reciprocità, dall'adeguatezza, cioè dalla competenza a soddisfare particolari bisogni, dall'autenticità di queste pulsioni. Molti ritengono che il riferirsi all'alterità animale sia sempre e comunque un atto di sostituzione. Senza negare l'eventualità di una tale situazione, il bisogno della referenza animale è autentico, fa parte integrante della nostra cultura .

Il rapporto con l'animale è sicuramente una delle esperienze più autentiche e confortanti che la vita ci riserva. Tutti sanno che per migliorare il proprio legame con il cane o il gatto è necessario prima di tutto conoscere la loro etologia, ma pochi sono a conoscenza del fatto che per valorizzare la presenza dell'animale, in casa o più in generale nei diversi contesti della vita, è altrettanto importante capire le caratteristiche di questo rapporto. Quali intimi bisogni trovano soddisfazione nella relazione con l'animale? Per quale motivo l'uomo ha sentito la necessità di addomesticare alcune specie? Perché l'animale continua a influenzare così profondamente i sogni, l'immaginario, il catalogo simbolico, le figure metaforiche, insomma il nostro modo di rappresentare il mondo?
La nostra vocazione a osservare gli animali, a imparare dagli animali, ad immedesimarci negli animali, anche in senso simbolico-figurativo, ad addomesticarne alcune specie, può costituire un vantaggio in termini evolutivi.



L’evento è sconvolgente. E lo diventerà maggiormente man mano che scopre il coinvolgimento dei genitori nel sequestro. Sul bordo di quella buca, simbolo di nascita e morte, fonte di attrazione e di terrore a un tempo un mondo intero rischia di precipitare e disintegrarsi, e un mondo intero finisce veramente: quello dell’infanzia. 
Due padri e una madre. La scoperta del Sé nascosto è legata a un’altra dolorosa scoperta, quella del lato oscuro del padre, coincidente con il lato oscuro dell’attuale società del benessere materiale, rappresentato da Sergio Materia: il capo milanese della combriccola, con cui il ragazzo dovrà fare i conti. Mentre la madre, subalterna e sottomessa, appare sicuramente più unitaria, pur nella sua ambivalenza tra complicità col marito e complicità col figlio, ma è lei la vera mandante della possibile eliminazione fisica di quel “nato diverso” nella fantasia gemellare del figlio. Interessante la variante edipica che viene proposta.
Le crisi non elaborate. A poco a poco affiorano anche i drammi esistenziali dei singoli componenti lo sparuto gruppuscolo di varia umanità di questa improvvisata “anonima sequestri”, impossibilitati a elaborarli se non nel sintomo o nella fuga verso illusorie prospettive di benessere: il Brasile del capobanda Sergio Materia, o più modestamente quella del ristorante dove si possono mangiare gli spaghetti con le cozze, della madre del ragazzo.
La seconda vista del femminile. Interviene a questo punto un fatto curioso, che non può essere minimamente compreso se non all’interno di questa mirabile architettura simbolica dove tutto appare come sincronizzato: la sorellina di Michele, tenuta all’oscuro anche dal fratello nonostante le sue richieste di chiarimento su quello che stava succedendo, dice di vedere un cane correre nel campo, che però il fratello non vede. “Allora lo posso vedere solo io”, gli risponde. Cosa significa? E cosa c’entra nel contesto? Attingendo a livello inconscio a un simbolismo antico la piccola sta scoprendo con i suoi strumenti il terribile segreto che circonda il dramma che si sta consumando in quello spazio-tempo e che rischia di travolgere tutti, contribuendo a tessere la tela di una possibile risoluzione creativa. Il cane è lo ‘psicopompo’ che si è attivato per condurre l’anima da un aldiquà a un aldilà.
Sarà forse la sorellina di Michele la nuova anima del mondo, depositaria della visione dei processi di trasformazione della psiche e di modifica dei valori.







Già Ippocrate, Aristotele e Galeno credevano a questi sogni prodromici e li spiegavano dicendo che il sogno è come se amplificasse le sensazioni.
Se pensiamo agli studi sul sonno che ci derivano dalla medicina taoista, o da quella ayurveda, scopriamo che il loro grande segreto era come far parlare coscientemente l'organo. Molto spesso si scopre con stupore una netta corrispondenza tra il vissuto del corpo e l'analogo psichico, nel sogno. Come è noto fu S.Freud il primo studioso a strutturare un approccio scientifico del sogno; egli si era occupato anche di quelli che sono stati definiti “sogni insoliti” o “sogni paranormali”. Nonostante la sua ferrea impostazione positivistica, Freud aveva affermato che: “….è un fatto incontestabile che il sonno crei condizioni favorevoli alla telepatia” (1953). 
E infine:“ ...il sogno porta in primo piano contenuti che non possono derivare né dalla vita matura né dall’infanzia dimenticata di colui che sogna. Siamo costretti a considerarli come una parte dell’eredità arcaica che il bambino, influenzato dall’esperienza degli avi, porta con sé al mondo prima di ogni esperienza”.
Come si vede c’è un’apertura sconfinata alle potenzialità del sogno che richiama le note di Pierre Codoni (“Psicofisiologia del sogno” medico psicanalista franco-svizzero): “...lo studio del sogno ci collega direttamente con l’infinito dell’inconscio e l’infinito del vuoto. Ci fa cogliere il processo primario, l’energia libera che si sposta e si condensa senza limiti, l’assenza di spazio, di tempo e di logica, la coesistenza dei contrari, la complessità dell'istantaneità. Ciò significa, dunque che il sogno stesso è infinito, che il suo studio è infinito, come quello dell’inconscio, come quello dell’universo”.

Nonostante le numerose critiche, gli studi sulla percezione extrasensoriale continuarono. Verso gli anni settanta, soprattutto negli Stati Uniti, questo campo di ricerca diventò di notevole interesse tanto che, durante la guerra fredda, “sensitivi diplomati” venivano ingaggiati dai servizi segreti per scopi militari. In questo periodo ci fu una vera e propria ricerca a lungo termine sulla percezione extrasensoriale denominata “Star Gate”, un programma conosciuto nella storia della parapsicologia anche con il nome di “Fame”, “Sun Treak” o “Scanate”. Questa ricerca fu finalizzata dal governo americano in collaborazione con NASA, CIA e varie organizzazioni collegate con i servizi segreti.
All’apice della guerra fredda (1970), sotto la crescente minaccia della dominazione sovietica, ad attirare l’attenzione dell’intelligence americana su questo argomento fu il libro “Psichic Discoveries Behind The Iron Curtain” scritto da Sheila Ostrander e Lynn Schroeder. Gli autori documentavano un budget di 60-300 milioni di rubli annui spesi dai sovietici per reclutare medium, scienziati, individui dotati di capacità telepatiche e psicocinetiche arruolandoli con mansioni di controspionaggio psichico e di ricerca sulle applicazioni nella sicurezza nazionale.

Questo libro innescò la preoccupazione dei vertici militari americani tanto che nel 1972 la D.I.A. (Defense Intelligence Agency) creò un documento chiamato “Controlled Offensive Behavior- U.S.R.R.”( Comportamento offensivo Controllato). La D.I.A. temeva che i sovietici potessero guadagnare una posizione di vantaggio nello spionaggio internazionale usando personale “atipico” come le spie psichiche che avrebbero potuto individuare a distanza le intenzioni politiche dei leader americani o dei documenti top secret sulla locazione strategica di truppe e armamenti U.S.A., oppure inabilitare veicoli spaziali e satelliti.
A questo scopo nacque il programma “Star Gate” che fu affidato a due scienziati: Russel Targ, un fisico noto come studioso nel campo della parapsicologia e Harold Puthoff, ingegnere e specialista di fisica dei Laser. In venti anni di ricerca sono state prodotte prove che dimostrano l’uso della “telestesia” ( Visione a distanza o “remota”: facoltà paranormale che permette di percepire e descrivere eventi e/o soggetti lontani, preclusi alla percezione normale) per raggiungere obiettivi strategici militari. I Test venivano effettuati in laboratorio.
Per esempio nel 1974 la C.I.A. rimase stupita da Pat Price, un “sensitivo” che, avendo ricevuto solo le coordinate geografiche di un sito lontano descrisse in modo corretto una pista di atterraggio rappresentando l’area di collaudo nucleare sovietica, ultra segreta di Semiplotinsk nel Kazakhistan. Questa notizia fu anche confermata dalla rivista Aviation Week, tre anni dopo l’accaduto.
Ancora oggi test simili vengono effettuati. 

Pare che l’intuito abbia origine proprio grazie ad una buona trasmissione di dati e quindi ad un ottimo collegamento tra i due emisferi cerebrali. In altre parole, se la sede del linguaggio e del ragionamento in senso stretto è posto nell’emisfero sinistro e quello destro è il luogo della nascita delle emozioni, l’intuizione per attivarsi ha bisogno di un processo neurale che coinvolga entrambi gli emisferi e probabilmente anche alcune zone marginali del nostro cervello.
Alain Branconnier, psichiatra francese, sostiene che le donne hanno una maggiore capacità di tener conto di ciò che può essere percepito. Questo “sesto senso” più sviluppato nelle donne si spiega, secondo David Myers, soprattutto con la capacità empatica delle donne che sono anche più abili degli uomini nel decodificare le proprie emozioni. Un esperimento di laboratorio condotto all’università di Parigi ha dimostrato che le donne provano un più ampio spettro di emozioni, le manifestano più facilmente e le percepiscono meglio degli altri; vantaggio però limitato all’intuizione sociale.
In conclusione, credo che questo ambito di ricerca, tanto affascinante sia arrivato ad un punto tale in cui non si può né relegarlo nel mondo delle credenze magiche né catalogarlo tra le branche scientifiche. Sono d’accordo con quanto affermato da un grande fisiologo A. Carrel: “tale tipo d'intuizione o sesto senso, è una certezza scientifica: essa si trova allo stato rudimentale in molte persone e si sviluppa in un piccolo numero d'individui, i quali “non guardano, non cercano ma sanno”. E’ l'intuizione “paranormale”, oggetto di contestazione “perché - dice Carrel - questi fenomeni sono fuggitivi, non si riproducono a volontà, sono immersi nell'immensa massa delle superstizioni, delle menzogne e delle illusioni dell'umanità”. E’ un dato di fatto che si verifichino eventi che non si possono spiegare con il comune raziocinio o con le attuali scoperte scientifiche riconosciute.








A differenza della falena che lancia nuvole di messaggi feromonici nell’etere per segnalare la sua fecondità, questo non avviene alla femmina d’uomo, né tanto meno si mette alla finestra lanciando miagolii assordanti per richiamare maschi vogliosi.
Un altro fattore che distrae l’uomo e che spiegherebbe la sua forte attrazione per il seno femminile è che nei primati il seno si fa notare solo durante l’allattamento (momento poco opportuno per l’accoppiamento) mentre nella donna piccolo o opulento che sia è sempre ben visibile.